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    January 13

    CENA

    ciao!!!! essendo che sono ancora a casa... prima di tornare al lavoro aggiorno un pochino il blog....!! ieri sera abbiamo fatto la prima cena del 2008... in compagnia!!!! (vedi foto... così evitiamo l'appello!!!). cena al "giardino dei glicini", che ha una fantastica panoramica sull'obitorio dell'ospedale di novara... la cena è stata abbastanza veloce... tra una cazzata e l'altra.. tanto che alle 23.30 eravamo già fuori (il ritrovo era alle 21)!!
    comunque sia, l'evento della serata, il momento clou, è stato dopo 8 anni rimettere piede al ryan's!!!! mamma mia... ho ancora la pelle d'oca!! però devo ammettere che però mi è in pochino dispiaciuto andar via presto.... va beh, vorrà dire che prima o poi ci tornerò, ogni tanto si può fare, anche perchè se devo esser sincera me lo ricordavo peggiore!!!!!!
    va beh dai, ora torno alla bennet, mi tocca andare pure domani a fare straordinari per l'inventario... e dopo 5 ore lì dentro tutti in utic per una fantastica notte in reparto!!!!! mamma mia, vai con 2000 cc di caffè!!!!!!
    kiss!!!
    January 03

    FENOGLIO PITBULL!!!!!!

    Marco Fenoglio (nella foto chierivolley.it) è stato protagonista di uno degli esordi più brillanti degli ultimi anni, vincendo in meno di due stagioni a Bergamo Coppa Italia, Scudetto e Champions League; ora l'allenatore di Cuneo si è rimesso in gioco a Chieri, in un'avventura che finora ha riservato luci e ombre. Personaggio da alcuni ritenuto scomodo per la schiettezza e la decisione con la quale espone le proprie idee, il nuovo coach della squadra piemontese si è raccontato a 360° ai microfoni di volleyrosa.net, in un'approfondita intervista che certo interesserà non solo i tifosi del team collinare, ma tutti gli appassionati di pallavolo. Buona lettura!
    Marco Fenoglio: Ormai son passati tanti anni... ho cominciato non appena concluso l'ISEF; trovandomi a Cuneo avevo la fortuna della presenza di una squadra di massima serie maschile, perciò mi sono avvicinato alla pallavolo collaborando con Silvano Prandi (tutt'ora allenatore della Bre Banca Lanutti Cuneo, ndr.). L'esordio è stato dei più classici: raccogliere palloni, dare una mano agli allenamenti... da lì pian piano sono passato alla scoutizzazione, alla preparazione dei video, poi secondo allenatore, preparatore atletico, fino alla chiamata come primo allenatore.

    Un esordio coi fiocchi in quel di Bergamo: come sei giunto nella più importante Società italiana di pallavolo femminile al giorno d'oggi?


    Sono stati loro a contattarmi: inizialmente pensavo fosse uno scherzo, visto che al tempo con le donne c'entravo molto poco, avendo esclusivamente esperienza con i maschi. Poi la trattativa è andata avanti, ho capito che c'era la possibilità di allenare una grande squadra, come poche in Europa; sapevo che il salto da secondo allenatore in una maschile sarebbe stato enorme, ma volevo allenare e ho giocato le mie carte... penso che alla fine sia andata bene.

    I risultati non si sono fatti attendere e nei due anni trascorsi con la Foppapedretti hai vinto Coppa Italia, scudetto e Champions League. Quale vittoria ha significato di più per te?


    Assoutamente la Coppa Campioni dello scorso anno: in campionato l'anno prima dominammo senza trovare una concorrenza così agguerrita; anche in Coppa Italia la finale fu piuttosto semplice. La Champions del 2006 vinta a Zurigo è stata invece molto dura, a partitre dal quarto di finale contro Jesi che iniziammo male perdendo al tie-break in casa, salvo poi andare a vincere al Pala Triccoli 3-1; in finale poi abbiamo trovato la Dinamo di Mosca, che aveva tra le sue fila diverse campionesse del Mondo e anche in quell'occasione la battaglia è stata dura fino al tie-break. Aggiungo che una vittoria in Europa è sempre una grande soddisfazione e credo che in ambito continentale si siano viste davvero poche squadre come la Foppapedretti degli ultimi anni.

    Quale credi sia il segreto di una Società come quella bergamasca, da anni ai vertici della pallavolo femminile nazionale e continentale?


    Credo sia l'organizzazione societaria, molto seria e strutturata: a capo di tutto c'è un Presidente (Luciano Bonetti, ndr.)
    , subito a ruota una figura di grande spessore come Giovanni Panzetti, Direttore Generale, che gestisce in maniera molto competente l'area tecnica. In un ambiente simile è difficile avere incomprensioni o difficoltà nella gestione delle situazioni. E' una Società composta da persone che sanno di pallavolo, altro aspetto che bisognerebbe non sottovalutare, e dal punto di vista della rosa da giocatrici di grandissimo spessore tecnico e umano.
     
    Quale invece credi sia stato il tuo apporto a una squadra e una Società già vincente?

    Con una Società così strutturata alle spalle ho potuto concentrarmi esclusivamente sulla squadra: un gruppo che giocava una pallavolo prettamente femminile, comunque vincente anche negli anni precedenti; si è lavorato quindi soprattutto dal punto di vista del morale e del carattere, oltre a sviluppare alcune situazioni di gioco che Bergamo non utilizzava in quanto appannaggio quasi esclusivamente del maschile. A esempio è stata velocizzata la distribuzione del gioco, sia in banda sia col primo tempo; maggiore utilizzo della seconda linea, rispetto a quello normale nel volley femminile, soprattutto della pipe, in modo da avere a disposizione del palleggiatore quattro attaccanti per rotazione, non limitando così le opzioni d'attacco ma fornendo opportunità in seconda linea, in primo tempo e da posto quattro. Questa è una caratteristica prettamente maschile che nel femminile ancora latita un pochino.

    Il ricordo più bello e più brutto del tuo biennio bergamasco...


    Il più bello... beh direi tutto, perché in neanche due stagioni intere sono riuscito a vincere tutto, perciò mi è difficile immaginare qualcosa di più bello delle tre vittorie raccolte e delle tante emozioni vissute. Come ho già detto la soddisfazione per la Champions è stata enorme, lo scudetto vinto in casa di fronte al nostro pubblico in un palazzetto stracolmo... per il resto problematiche grosse a Bergamo non ce ne sono state, quindi faccio molta fatica a evidenziare un episodio negativo.

    Nel 2007/08 il passaggio a Chieri. Dopo tante vittorie avevi voglia di una nuova sfida? Non c'era più possibilità di continuare il tuo cammino in Foppapedretti?


    C'era stato un primo contatto con Bergamo; sono emerse però delle diversità di vedute e alla fine si è deciso, nell'interesse di entrambi, di non continuare. Io sono una persona dal carattere non semplicissimo, nel senso che ho delle idee precise e spesso non mi adatto ad alcune situazioni che mi vengono proposte. Sarebbe comunque stato difficile poter ripetere o addirittura migliorare quanto fatto nei due anni passati a Bergamo, quindi alla fine penso avessi molto da perdere e poco da guadagnare. Ho accettato quindi questa grossa sfida a Chieri e posso ritenermi soddisfatto.

    C'è un valore aggiunto a giocare da piemontese (Fenoglio è di Cuneo, ndr.) in una Società "di casa"?

    Non sono uno che sente pressioni dovute al fatto di giocare vicino a casa; cerco di fare bene il mio lavoro ogni giorno senza nessun rammarico e di non lasciare nulla al caso. Credo che stiamo lavorando bene e chiaramente per me è un orgoglio perché essendo piemontese, allenare "a casa" è comunque una situazione importante: sto cercando di fare il meglio possibile per portare in alto questa Società che mi ha dato fiducia incondizionata e ha molto gradito le idee che avevo... sono in debito e voglio dare soddisfazione a questa città che ha nella pallavolo lo sport principale.

    L'inizio di stagione non è stato tra i più esaltanti. Come spieghi questo iniziale periodo di luci e ombre, culminato con la sconfitta casalinga patita contro Forlì?


    La partenza è stata molto difficoltosa perché innanzi tutto la squadra è stata rinnovata per otto dodicesimi; poi le ragazze si sono dovute adattare al mio metodo di lavoro, al modo di stare in palestra che era molto differente rispetto alle altre stagioni o anche ai carichi di lavoro che sostenevano in altre Società... questo ha creato delle situazioni difficili. Per costruire un gruppo compatto ci vogliono almeno due stagioni, quindi in tre mesi non si può avere la pretesa di fare una squadra immediatamente competitiva. Non parlerei comunque di "crisi", perché anche a Bergamo l'inizio era stato piuttosto stentato, sebbene fosse molto più facile vincere con le squadre di bassa classifica, dal momento che era cambiato completamente il sistema di gioco; qui a Chieri è successa la stessa cosa: è necessario del tempo per amalgamare tutti gli elementi di una squadra e per approntare un sistema di gioco vincente. Busto Arsizio è la dimostrazione di questo, dal momento che ha affrontato il campionato di A2 con lo stesso sestetto e ora sta facendo molto bene anche in A1: è una squadra quadrata che lavora da quasi un anno e mezzo insieme, perciò i risultati raccolti finora non sono un caso.
    Nelle ultime tre giornate Chieri ha ritrovato la via della vittoria, da ultima quella molto importante colta ieri in trasferta contro un ostico Sassuolo. Pensi che questo sia il segnale di un definitivo cambio di marcia?


    Ora siamo finalmente riusciti a trovare il nostro equilibrio, attraverso un sestetto sul quale puntare: le ultime vittorie e la buona prova contro Perugia
    (sconfitta per 2-3 nell'ottava giornata, ndr.) ci hanno dato la consapevolezza che Chieri può essere una buona realtà e ora la classifica comincia a pagare. Patiamo ancora gli errori di Altamura e Forlì (partite perse 2-3 e 0-3, ndr.), senza i quali oggi potremo essere quinti in solitaria; siamo comunque davanti a Jesi che è una squadra approntata per vincere lo scudetto... sostanzialmente quindi le cose cominciano ad andare molto bene, abbiamo già fatto meglio in classifica dello scorso anno e credo che siamo sulla strada giusta per fare un buon campionato.

    Nel momento di maggiore difficoltà, si vociferava di un interruzione del tuo rapporto con Chieri, finchè il Presidente Vezzoso non ha ribadito la sua assoluta fiducia nelle tue possibilità. Quanto è importante per un allenatore avere alle spalle una Società che possa sostenerlo in ogni circostanza?


    Non è tanto importante avere "le spalle coperte", ma piuttosto poter contare su di una Società solida che crede nel cammino intrapreso. Quello studiato con Chieri è un progetto a lungo termine e non si poteva pensare di ottenere risultati nell'immediato, perciò la mia posizione non è mai stata messa in discussione. Le voci lasciano il tempo che trovano e dei commenti raccolti in giro mi interesso poco: l'invidia nei confronti di chi vince è un grosso problema, a maggior ragione nei miei confronti che sono arrivato e ho subito portato a casa tutto. A ogni modo in Società mi trovo molto bene, ho un ottimo rapporto con i dirigenti e con il Presidente e tutti noi siamo consci della strada da percorrere e del lavoro da compiere per raggiungere i risultati prefissati, perciò continuiamo tranquilli, passo dopo passo.

    Il Presidente ha infatti parlato anche del progetto pluriennale: vuoi descriverci come intendi disegnare il futuro di Chieri nel lungo periodo?


    L'idea di base era partite con un palleggiatore di livello non eccelso ma con ampi margini di miglioramento: Gligorovic è un ottimo elemento, ancora non a livello di Lo Bianco, Fofao o Berg, ma con possibilità di diventare grande. Poi lo sviluppo della rosa ha portato alla squadra che voi tutti state vedendo, alla quale si sarebbe dovuto aggiungere un centrale di alto livello: avrei voluto portare con me da Bergamo Paola Paggi ma alla fine non è stato possibile. Via via l'anno prossimo si cercheranno giocatori di spessore anche dal punto di vista umano e credo che al terzo anno, con ulteriori innesti di valore, questa squadra potrà puntare finalmente al bersaglio grosso.

    Che tipo di allenatore sei? Come imposti le relazioni personali e professionali con le tue atlete?


    Sono molto esigente, nel senso che quando si lavora non transigo su nulla: non si viene in palestra per perdere tempo; secondo me una squadra diventa grande quando rispecchia il lavoro che si compie durante la settimana... diversamente non se ne esce. Lavoro molto e con criterio; dal momento che ho fatto anche il preparatore atletico sono in grado di gestire carichi di lavoro importanti; quando si lavora bisogna avere la testa ben presente al campo. Finora sono stato fortunato: ho avuto atlete, a esempio a Bergamo, che erano delle vere e proprie macchine da guerra, abituate ad andare ogni giorno a trecento all'ora... qui la mentalità è ancora un pochino da costruire ma secondo me abbiamo intrapreso la strada giusta: importante come ho già detto è che si trasferisca in campo il lavoro svolto in settimana, se non si è sudato in palestra il gioco che si esprime è necessariamente di basso livello.

    Quali caratteristiche deve avere la tua squadra ideale?


    Deve avere innanzi tutto grande grinta e approccio alle partite: mollare è la cosa peggiore. Anche quando ci sono difficoltà io vorrei una squadra che non si desse mai per vinta... poi si può perdere o vincere perché un avversario può essere anche più forte, però mi piacerebbe che la mia squadra avesse questa base, cioè lasciare sempre il campo senza avere il rammarico di non aver dato il massimo.

    Willoughby, Cicolari, Giovanna... tutte giocatrici dal carattere molto forte, aspetto che anche a te non manca. Ritieni questa sia un'ulteriore difficoltà dal punto di vista gestionale o una carta in più da sfruttare?

    La mia squadra si sta via via formando: Willoughy secondo me ha un potenziale enorme, poi c'è Secolo che era l'anno scorso con me a Bergamo e sta facendo benissimo anche in nazionale... credo sia un bel gruppo, la palleggiatrice che sta giocando adesso, Gligorovic, ha grandi potenzialità e un carattere "importante"... chiaramente quando si mettono insieme persone dai caratteri così definiti all'inizio gli scontri sono tanti perché nessuno cede facilmente e quindi i problemi sono derivati anche da questo modo di essere. Però credo che sul lungo periodo questo possa essere un vantaggio: nel momento in cui si riesce a incanalare la personalità di ciascuno in campo affinchè dia il meglio per la squadra il risultato può essere enorme.

    Chieri ha intenzione di tornare sul mercato per perfezionare la rosa? Si è parlato, a esempio, di un interessamento per la centrale Musti De Gennaro, che ora sembra non poter trovare più spazio a Novara...


    Può esserci stato sicuramente un interessamento perché questa è prima di ogni cosa una giocatrice italiana, e soprattutto con le regole che probabilmente saranno in vigore dalla prossima stagione e che prevedono quattro italiane in campo può rappresentare un valore aggiunto non indifferente: è un'idea sicuramente da valutare. Per il momento dal punto di vista della rosa siamo comunque coperti, perché l'opposto e gli schiacciatori in nostro possesso sono di un livello che poche squadre possono permettersi; abbiamo tre centrali, fra cui questa ragazza olandese
    (Jans Carlijn, ndr.) molto giovane e inesperta, che ha bisogno di crescere ancora... bisognerebbe sentire in Società quali progetti hanno: certo io non sono uno che se mi portano un nuovo giocatore dico che non lo voglio! Se la Società deciderà di andare sul mercato per potenziare la rosa ogni nuovo acquisto sarà il benvenuto, diversamente noi continuiamo così senza nessun problema.

    Sempre guardando alla rosa: c'è qualche possibilità di recuperare Petrolo e Vincenzi?


    Per quanto riguarda Petrolo, da riserva di Borri credo che le opportunità di esprimersi siano limitate all'allenamento, sempre che non capiti qualche problema a Maurizia... ma d'altra parte questo era già il suo ruolo lo scorso anno e credo l'avesse messo in preventivo anche per la presente stagione. Per quanto riguarda Cristina credo abbia delle problematiche molto serie al ginocchio, ha subìto un altro intervento di recente e sicuramente non potrà rientrare.

    Queste due giocatrici sono state recentemente protagoniste di un episodio culminato per loro con un provvedimento disciplinare. Vuoi raccontarci l'accaduto dal tuo punto di vista? Pensi che simili provvedimenti siano utili per gestire la squadra e credi nell'utilità del confronto, anche duro, con le tue atlete?


    Per ciò che concerne l'accaduto, ritengo che in quanto provvedimenti interni alla squadra non debba essere divulgato; in generale posso dire che io ho delle regole interne e chi non le rispetta va incontro ad azioni disciplinari, altrimenti la squadra diventa un campo di battaglia e ciascuno fa quel che vuole... ci sono regole precise, valide per tutti, dal capitano all'ultima arrivata, e chi non le rispetta affronta i provvedimenti presi dalla Società: questo purtroppo è successo e credo che comunque sia servito per delimitare le zone di competenza e delineare il modo in cui si sta in allenamento e nella vita che riguarda la pallavolo Chieri. Ritengo il dialogo e il confronto con le atlete, a volte anche a muso duro, importantissimo: quando ci sono dei problemi è bene parlarne per superarli insieme, nel rispetto delle reciproche idee. Senza questo non si riuscirebbe a costruire niente di solido.

    Dopo tante soddisfazioni raccolte nel pur breve periodo che ti ha visto finora nel massimo campionato, cosa ancora ti manca come allenatore? C'è qualche esperienza che vorresti fare prima o poi (magari la nazionale)?


    Mi piacerebbe allenare da primo nel maschile. Per ora sto bene dove sto, poi si vedrà... Per quanto riguarda la nazionale non ho diritto a dirmi o meno interessato alla cosa, soprattutto perché sarebbe per prima cosa un grande onore: credo sia il massimo riconoscimento nella carriera di un allenatore... se me lo proponessero andrei al collegiale anche a piedi!

    Alcuni ritengono la pallavolo femminile come un trampolino di lancio per il maschile, guardando a questo sport quasi come una disciplina di "secondo livello". Ritieni che il volley rosa abbia invece caratteristiche peculiari che ne evidenzino il valore e la dignità rispetto a quello maschile?

    Credo che pallavolo maschile e femminile siano due discipline impossibili da mettere a confronto, in quanto sono completamente diversi per qualità fisiche necessarie, tecnica e tattica. Il passaggio dal maschile al femminile, per chi ha avuto l'opportunità di cimentarsi ad alto livello con i maschi, ritengo alla fine sia più vantaggioso, perché permette di portarsi dietro comunque un bagaglio tecnico molto importante; fare l'inverso penso sia impossibile, perché la diversità tra le due discipline, come ho già detto, è troppo grande. Chiaramente, dal punto di vista dei praticanti, la pallavolo femminile è la prima in Italia, anche perché le giovanili nei maschi sono diventate molto più selettive, soprattutto per quanto concerne gli attributi fisici; per le ragazze invece, fino a 17-18 anni, anche senza una grande statura c'è la possibilità di diventare buone giocatrici.

    Cosa dovrebbe fare la pallavolo femminile per crescere e ottenere lo spazio che si merita?


    Le ultime esaltanti prestazioni con la nazionale hanno fatto fare alla pallavolo femminile un grande passo in avanti per quanto riguarda l'immagine e la visibilità sui media. Un aspetto da migliorare - valutato soprattutto dal punto di vista di uno come me che proviene dal maschile - potrebbe essere l'organizzazione e la strutturazione delle Società in ambito maggiormente professionistico: tra i maschi si è più attenti a certi dettagli e all'aspetto della commercializzazione del volley, e potenziarsi in questo senso aiuterebbe il movimento femminile a confrontarsi ad armi pari con il corrispettivo maschile.

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